dove non tutto ciò che è detto è per ciò stesso vero
"Ma che significa? Sappi che trascrivere così la realtà non ha senso! Ma neanche un fotografo fa così cacchio! Se qualcosa ti hanno trasmesso ispirato quelle due donne tu non sei riuscito a riferircelo!Perché scrivete così? Non ha valore!"
(commento anonimo, http://www.giuliomozzi.com/archives/2005/04/dramma.html)
Ho imparato una cosa, fra le altre, dai racconti di Giulio Mozzi, pubblicati prima in rete e ora raccolti in un volume (edito da Mondadori) dal titolo "Sono l'ultimo a scendere" (frase tratta da uno dei pezzi più belli, L'ultimo). Questa cosa riguarda la verità del testo letterario. La sua autenticità assoluta, che nulla ha a che vedere con quella del mondo reale: il testo è vero in quanto tale, non in quanto riferisce porzioni, o insiemi della realtà.
Si è molto parlato della presunta autenticità/non-autenticità di queste storielle. Chi lo incontra non può trattenersi dal domandargli: ma davvero ti è capitato questo? davvero il poliziotto ti ha risposto così? davvero gli hai detto questa cosa qui? ma davvero il tipo ti ha telefonato alle cinque di mattina chiedendoti quella cosa lì?
Non diversamente da tutti gli altri, anche io al principio avevo voluto immaginare queste storie come vere. Anche io, quando uscivano sul blog, mi sono affezionato a Giuse' e Tonino, sperando che esistessero veramente (la vita sarebbe un po' più vivibile, quantomeno, se esistessero poliziotti come Giuse' e Tonino). Poi ho capito. Bastava credergli, a Giulio, che questo ci ha detto e ridetto fino alla nausea.
Stazione della Metropolitana di Policlinico, Linea B. Ai tornelli di uscita.
Sto riponendo nello zainetto il libro letto fino a pochi attimi prima.
Una ragazza si avvicina e mi fa: - Posso chiederle com'è questo libro?
- Bellissimo, rispondo.
- Bellissimo?
Annuisco.
- Grazie, e buona giornata!
- Grazie.
Si avvia nella direzione opposta alla mia.
Che paura.
Poi non dite che non ve l'avevo detto (ci voleva poco, lo so)
Esclusa – quantomeno per ragioni dialettiche – una propensione alla schizofrenia culturale e/o intellettuale, mi chiedo quali altre ragioni ci possano essere per provare piacere, puro piacere della mente e dello spirito, nello stesso giorno, nelle stesse ore, da opere che più diverse non si può, le quali, per una ragione che ora sto per dire, hanno una parentela stretta. Sto parlando di Whatever works (Basta che funzioni) di Woody Allen e di Gilead di Marilynne Robinson.
Continua su La poesia e lo spirito
E' molto raro che io abbandoni la lettura di un romanzo. Quasi mai successo.
Il fatto che in questi giorni sia successo non significa che il libro in questione sia il peggiore in assoluto che io abbia mai letto. Significa che ho deciso che, a partire da questo, abbandonerò la lettura dei libri che non mi piacciono.
Un lettore, è noto, non deve rendere conto a nessuno dei motivi per i quali lascia a un certo punto la lettura di un libro. Il lettore è sovrano.
Però perché scriverne pubblicamente?
Perché ci sono casi in cui il libro abbandonato ha goduto di grande successo critico (magari in questo caso non di pubblico, o forse no, non lo so), e uno si fa delle domande.
Non che io abbia delle risposte.
Diciamo che uno si sfoga.
E si espone anche al giudizio: ma guarda questo qui che non capisce niente.

Che fare? glissare o darci dentro? compiangere o attaccare? esercitare una superiore forma di pietà o bacchettare?
(Intanto pubblico il ritaglio da una pagina - pubblica - di LinkedIn, prima che cancelli anche questa... per conservare la memoria storica...)
E poi penso, per un attimo, a tutti quei bravissimi giovani giornalisti praticanti nelle più derelitte redazioni dei più miserabili giornali / agenzie di stampa / web-zine eccetera eccetera che non trovano un lavoro stabile, che lottano per una firma, per un articolo pagato, per una speranza, e non scendono a compromessi, restano con la schiena diritta. E si trovano scavalcati da Annalisa Spinoso.
Povera ragazza, o abile arrivista? vittima del sistema o complice? killer inconsapevole o irriducibile kamikaze?
C'è materia per una bella storia.



Un tipo davvero strano questo giudice, accidenti: camicia, pantalone blu, mocassino bianco, calzino turchese... e poi quell'andare avanti e indietro, avanti e indietro e indietro e avanti fuori dal barbiere, fumando una sigaretta (chissà perché non entra, appestando tutti con il fumo: un tipo originale)...
Strano è dir poco. Inquietante.
Ma questi giornalisti, mi domando, non si ...vergognano neppure un pochino? sono ricattati dalla direzione, dalla proprietà? non poteva rifiutarsi? è connivente? non dico il vicedirettore del Giornale, non dico Brachetto, Brachino o come diavolo si chiama, ma proprio la poveretta che ha firmato il pezzo, Annalisa Spinoso.
Annalisa Spinoso, mia cara, sinceramente, non ti vergogni neppure un po'? Hai fatto un pezzo che meriterebbe la radiazione dall'Ordine. D'accordo sei protetta dall'alto, ma la sera, quando vai a dormire, neppure un cincinino di orrore per te stessa? per la tua dignità? Niente? I tuoi sogni, le tue speranze, la tua felicità per essere entrata come praticante presso la scuola di giornalismo dell'università di Palermo! Vieni da Palermo! Annalisa, lavorare per Striscia o per le Iene "è un sogno che intendi realizzare". Ora che sei arrivata, chi ti toglie più di lì? Sei ambiziosa, si capisce, vuoi sfondare, è un tuo diritto. Ce l'hai fatta. Ora ti guardi allo specchio e sei felice, orgogliosa di te.
Pensa anche io volevo fare il giornalista, da ragazzo (ma non a Striscia, che per fortuna nemmeno esisteva). Ogni volta che guardo pezzi come questi (o come quelli del TG1, o del TG Regione, per dire: le saghe della castagna o l'ennesima ondata di caldo) tiro un forte respiro di sollievo.
Sono un uomo libero.
Rosi Bindi lamenta che per le donne del PdL"non esiste una questione femminile, e questo dimostra la loro arretratezza culturale".
Se da un lato sembra ovvio condividere questa affermazione, vista da un'altra prospettiva si potrebbe pensare che le donne del PdL hanno invece capito che non esiste più una Questione Femminile, dal momento che la donna ha ormai colmato i gap socioculturali che tutti conosciamo e sono finalmente libere di ragionare senza sovrastrutture. Il che fa sì che le donne di destra ragionino come persone di destra, mentre quelle di sinistra, come persone di sinistra.
Insomma, un contributo alla chiarificazione politica. Basta trasversalismi. Basta superamenti di steccati su Questioni Universali. Era ora che l'intelligenza e l'idiozia tornassero ognuna a casa sua.
(mi piacerebbe, però, sapere come la pensa Fini)
Dopo il successo delle indimenticabili poesie informatiche, e un tentativo di poesia giuridica, ecco qui nientemeno che una poesia meccanica (giusto per onorare l'anno futurista).
Non ha nulla, ma proprio nulla di autobiografico.
Il mio unico rimpianto
è di averti amato quanto
la mia nuova Meriva
Eri come lei, elegante,
sicura e docile
al volante,
comoda, veloce
solo quando serviva
Adesso ho il cuore infranto
tu, come lei, eri uno schianto
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